
L’omicidio dell’attivista cecena Natalia Estemirova scuote l’opinione pubblica mondiale. L’esclalation di omicidi nei confronti di giornalisti scomodi al Cremlino ha raggiunto un livello che pone serie questioni sullo stato di regime nel paese di Putin e Medvediev. Forse non a caso si è aspettata la fine del G8 ed il passaggio di Obama al Cremlino per l’ultima operazione di “pulizia”. La positiva situazione di politica estera in cui la Russia risulta ancora strategica per le questioni Afganistan, Iran, Israele e Corea probabilmente fa ritenere al governo russo di poter operare indisturbato sulle questioni interne. Questioni che nessuno ha mai avuto il coraggio di sollevare fino ad ora. Ciò nonostante ed in maniera più diplomatica Obama, la Merkel e la Presidenza della UE hanno chiesto al Governo di Mosca che sia fatta giustizia. Gli equilibri internazionali impongono un approccio cauto sì, ma la situazione ha superato ormai da tempo la soglia della tolleranza.
Natalia Estemirova era una delle principali attiviste russe per i diritti umani. Quattro uomini l’hanno rapita a Grozny mentre usciva per andare al lavoro. Il suo corpo è stato ritrovato poche ore dopo nel villaggio di Gazi-Yurt, in Inguscezia. Insieme ad Anna Politkovskaja avevano indagato sulla violazione dei diritti umani in Cecenia. Negli ultimi tempi sembrava che la situazione in Cecenia stava tornando alla normalità, la Estemirova diceva: “Registriamo meno casi di rapimenti, ma questo non vuol dire che siano terminati. Prima, le persone sparivano del tutto, ora molti ritornano a casa dopo due o tre giorni, ma portano i segni di un brutale pestaggio. Queste persone preferiscono non raccontare a nessuno ciò che hanno vissuto e questo fa pensare a un numero di crimini nascosti. In Cecenia il livello di criminalità nascosta è molto elevato”.
Natalia Estemirova è l’ultima vittima di una serie di giornalisti ed attivisti che hanno tentato di far emergere verità scomode.

Il 29 aprile del 2002 e Il 9 ottobre 2003 vengono uccisi Valery Ivanov e Alexei Sidorov direttore e capo redattore della rivista di Togliattigrad. Telefonate anonime, messaggi minatori. Ivanov, 33 anni, parcheggia l’ auto sotto casa e un sicario della Nomenklatura lo fredda a rivoltellate. Sidorov , 31 anni, sta passeggiando con la moglie, un killer accosta e lo massacra a coltellate.

7 ottobre 2006 Anna Politkovskaja, giornalista del quotidiano “Novaya Gazeta”, viene uccisa nell’ascensore di casa sua da un killer armato di pistola. La notizia fa il giro del Mondo.

19 gennaio 2009, a pochi passi dal Cremlino, nel centro di Mosca viene ucciso con un colpo di pistola alla nuca l’avvocato Stanislav Markelov. La giornalista del quotidiano “Novaya Gazeta” Anastasia Baburova, era con lui e con lui è morta tentando di fermare l’assassino che è andato via indisturbato, senza fredda verso la metropolitana dove è stato anche ripreso dalle telecamere di sicurezza. Ma di lui nessuna traccia. Nei giorni precedenti Markelov, l’avvocato dei ceceni era stato minacciato sul suo telefonino ma non si era fatto intimorire, era determinato a portare avanti la causa a favore delle famiglie cecene assaltate dalla polizia russa. Stanislav Markelov, 34 anni e sul curriculum l’unico avvocato rsso che ha fatto processare un militare russo, era particolarmente temuto dal Cremlino, difendeva i civili professati da Anna Politkovskaja con cui era in stretto contatto. Anastasia Baburova, 25 anni, Nastya per gli amici, scriveva per la “Novaya Gazeta” da meno di un anno, si occupava dei crimini commessi dai gruppi nazisti russi.
Fonti della “Novaya Gazeta” affermano che dietro il duplice omicidio ci siano i servizi segreti russi insieme alle frange neonaziste. Markelov aveva molti nemici dall’ex-colonnello Budanov, accusato dello stupro di Elza Kungayeva al “cadetto” Lapin, condannato a 11 anni di reclusione per il rapimento, la tortura e l’assassinio di un ragazzo ceceno di nome Zelimkhan Murdalov. L’ordine di uccidere potrebbe essere arrivato anche dalla Cecenia dove Markelov indagava sulla costruzione di prigioni segrete nel villaggio di Tsentoria.
Una cosa è certa: chi ha ucciso sapeva di poter agire senza problemi, impunemente, altrimenti non avrebbe agito in maniera così disinvolta nel centro di Mosca, la città più cara del mondo in cui solo nel 2008 sono stati uccise 70 persone e ferite 270 in pestaggi di polizia ed estremisti neonazisti.

LA notte del 1 Aprile tocca a Sergei Protazanov, 40 anni, giornalista del Grazhdanskoe Soglasie, pestato a morte per la strada. Sua moglie ha ricevuto una chiamata anonima in cui si comunicava dove si trovasse il marito. La donna l’ha portato immediatamente all’ospedale ma i medici lo hanno rilasciato immediatamente. Tornati a casa Protazanov è morto.
Stanislav Markelov